Il gigante

Il gigante
(storia d’amore e di sesso, di tenerezza e pornografia)

Eravamo ormai sposati da undici anni e da sedici eravamo insieme. Un giorno mi trovai casualmente davanti ad un sexi shop e, curioso, entrai: c’era di tutto e fui attratto da una esposizione di falli finti in una vetrina. Ce ne erano di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. Io sono sempre stato esagerato ed acquistai il più grande di tutti: era perfettamente somigliante ad un membro umano nel colore e nelle le venature, solo che era gigantesco. Tornato a casa, lo nascosi. Il giorno successivo io e Gabry stavamo distesi sul letto nudi, intenti a baciarci e scambiarci carezze intime, quando inizio a parlarle sottovoce. E’ una cosa che faccio di tanto in tanto: invento lì per lì storie immaginarie particolarmente spinte e questo produce di solito su Gabriella un effetto eccitante ed il saperla e vederla eccitata mi rende felice, mi appaga. Inoltre in questo modo allunghiamo i tempi del rapporto, portando il desiderio all’esasperazione. Le dissi: “Vogliamo provare ad immaginare una storia strana, insolita?” – E lei, accondiscendente: ”Immaginiamo pure…”. Lei distende morbidamente su di un fianco il suo corpo nudo, talmente bianco da sembrare di neve, predisponendosi ad ascoltare. – “Allora, vediamo: ipotizziamo che tu non stia con me e che sia una single e che quindi non mi ami pazzamente come in realtà mi ami perché non mi hai mai conosciuto”. Faccio un attimo di pausa e le dico: ”Perché tu mi ami pazzamente, non è vero?” Lei mi sussurra ridendo piano: “Si, si…: ti amo pazzamente”. “Ah, bene, non avevo dubbi… Allora tu hai cominciato ad andare in una palestra per mandare via qualche chilo di troppo. E’ frequentata più o meno sempre dalle solite persone: uomini e donne che hanno lo stesso tuo scopo o che semplicemente vogliono mantenersi in esercizio fisico. Molti lo fanno da anni e si conoscono tra di loro: chiaccherano e scherzano con familiarità. Ben presto cominciano a darti consigli e suggerimenti sul come rendere più efficaci gli esercizi, sulle diete da abbinare e così via. Insomma c’è un clima di rilassante complicità fra i cultori del fittness. Tu però hai notato un uomo che c’era sin dalla tua prima seduta: lui non scambia mai una parola con nessuno. E’ un tipo molto muscoloso e si capisce dagli esercizi avanzati che fa che è un atleta esperto. Ha l’aria sempre triste. Non si può dire che sia bello, ma nemmeno brutto: è scuro di capelli e di carnagione e il fisico sembra scolpito nella roccia, tanto è robusto e muscoloso, insomma proprio il tipo d’uomo che a te non piace: non ti hanno mai attratto quelli forzuti e con muscoli sviluppatissimi come lui, anche se non puoi non restare ammirata dalla facilità, l’agilità e la forza con cui solleva pesi incredibili, come nessun altro riesce a fare in quella palestra. Avrà una trentina d’anni circa. Comunque osservi che è un tipo strano anche nell’abbigliamento: mentre si esercita indossa sempre dei pantaloni bermuda larghissimi che gli arrivano sotto il ginocchio. Davvero inusuale in una palestra. Si dimostra timidissimo: una sera che te ne stai andando mentre lui è ancora lì a fare esercizi, gli fai un cenno di saluto e lui ti risponde appena, arrossendo vistosamente e abbassando lo sguardo. E scopri che è molto gentile, ben educato e galante: una sera
comincia a piovere mentre lui è già sull’ingresso e sta per entrare, quando ti vede arrivare da lontano. Ti viene di corsa incontro bagnandosi e ti offre riparo col suo giubbotto e una volta giunti all’entrata ti apre la porta cedendoti il passo. Tu lo ringrazi e lui arrossisce nuovamente. Un’altra volta ancora tu arrivi mentre sta sollevando dei pesi e a te cade di mano la borsa: lui interrompe l’esercizio e si precipita a raccoglierla. Tu gli dici che non era il caso si disturbasse e lui arrossendo ancora biascica: “Nessun disturbo, per carità…”. Ti chiedi come mai un uomo così possente fisicamente, sia così timido e ti chiedi il perché di quella sua tristezza. Sei curiosa, come tutte le donne e cominci a chiedere in giro, ma nessuno sa niente di lui tranne che pare abbia dei grossi problemi.

Ma quali che siano è un mistero. Una sera, prima di andare via, vi incontrate al bar della palestra. Tu, che hai deciso di scoprire il segreto della vita di quell’uomo, gli dici: “Sono stremata dalla stanchezza, stasera: sediamoci a bere qualcosa insieme, le va?”. Lui è visibilmente imbarazzato e, come al solito arrossisce dicendo: “Non vorrei esserle di disturbo…” –E tu gioviale: “Sono stata io a chiedeglielo, no?” e ti avvii verso un tavolino. Lì tu cominci a parlare di esercizi ginnici e gli spieghi che hai deciso di fare palestra perché secondo te sei grassa. E lui, evitando il tuo sguardo, dice: “Lei non è affatto grassa, è…perfetta così”. Tu, col sesto senso di tutte le donne, capisci di piacergli e la cosa ti disturba un po’: lui ha circa dieci anni meno di te, è poco più di un ragazzo e glielo fai notare: “Grazie, ma non è così: a quarant’anni, secondo le tabelle, sono in sovrappeso di almeno tre chili”. Poi continui: “Lei è molto bravo: è molto che fa palestra?” – “Si, sino dall’adolescenza: minimo due ore al giorno”. E tu: “Accipicchia, ci vuole tanta costanza e una gran passione!” – Lui risponde con tristezza: ”Al di fuori del lavoro è l’unico interesse che abbia. Più che un’autentica passione è uno sfogo: diciamo pure che non ho di meglio da fare”. Tu sei sorpresa da questa affermazione e dici: “Mi pare un po’ eccessivo…voglio dire: non è possibile che lei, così giovane, non abbia altri interessi oltre la palestra”. – “Eppure è così”. Tu insisti: ”Mi scusi, non sono cero fatti miei e può benissimo dirmelo, ma lei non ce l’ha una ragazza?” – Lui abbassa lo sguardo e risponde malinconico: “No, non ce l’ho”. Allora gli dici, un po’ saccente e come se finalmente avessi scoperto il suo segreto: “Ora capisco il perché di tanta tristezza: il grande amore l’ha lasciata! Ma dia retta a me che sono più vecchia: sono malattie che passano prima o poi e generalmente la cura è trovarsi un nuovo amore”.

Lui ora ti guarda dritto negli occhi: “La mia malattia è un’altra, di tutt’altro tipo e non è curabile”. Tu resti interdetta nell’udire quelle tragiche parole e dopo un attimo di pausa, dici: “Mi scusi, non volevo essere invadente. Mi dispiace terribilmente per la sua malattia… ma non avrei mai sospettato che lei, così robusto e di aspetto così sano, fosse così gravemente malato. Ma è sicuro che non si possa fare niente?”. Lui avverte nella tua voce una sentita apprensione e dice: “Non sia preoccupata per me: della mia malattia fortunatamente o sfortunatamente non si muore. Comunque no: non è curabile”. Tu ti arrabbi davvero perché le sue parole ti avevano fatto pensare al peggio e ti hanno messo addosso una gran pena per quel giovane, mentre ora credi che si tratti semplicemente di un depresso: “Senta un po’, ragazzo mio, continuano a non essere fatti miei, ma lei mi aveva davvero spaventata: ci sono fortunatamente solo poche malattie non curabili oggi e disgraziatamente portano tutte alla morte. Che diritto ha lei di dire a trent’anni o giù di lì, magari solo perché è un po’ depresso, che “fortunatamente o sfortunatamente” della sua malattia non si muore?

Credo che il suo modo di esprimersi sia vittimistico e soprattutto offensivo nei confronti di coloro che le malattie incurabili ce l’hanno davvero. Si faccia una bella ragazza e pensi a divertirsi, lei che può!”. Così dicendo fai per alzarti infuriata ma lui ti afferra per un polso bloccandoti e ti dice guardandoti negli occhi: ”La mia è una malattia incurabile e non sarei depresso se non ne soffrissi. La vita mi piace tantissimo ma essendomi inibita la possibilità di godermela sino in fondo, a volte ho dei dubbi sul fatto che sia in ogni caso una fortuna viverla così”. Ti lascia il polso e riabbassa subito lo sguardo. Tu ti siedi e dici decisa, passando a dargi del tu: “E no, bello mio, non ci sto a farmi prendere in giro: ora tu mi dici in che consisterebbe questa grave malattia” – Lui guarda verso il pavimento, come se si vergognasse e dice: “Ha mai sentito parlare di “elefantiasi?” – E tu: “No, che roba è?” – “E’ il nome della mia malattia. E’ rarissima e ad averla siamo in pochissimi al mondo”. Lui si ferma un attimo e fa un sospiro, poi senza guardarti in faccia dice tutto d’un fiato: “…Quelli che hanno la mia malattia possiedono un pene molto più grande del normale, così grande che ci è di fatto inibito ogni rapporto con qualsiasi donna: messe al corrente del problema scappano tutte via. Ci sono due tipi di questa patologia e la tipologia che mi riguarda è la più grave perché fa soffrire di più: la malattia normalmente porta all’impotenza e, poco a poco, anche il desiderio si sopisce.

Nel mio caso questo purtroppo non è accaduto e quindi vivo con maggior sofferenza la mancanza di una vita normale. Ma non si tratta solo di un problema sessuale: tempo fa stavo con una ragazza di cui mi ero innamorato e credevo che anche lei lo fosse. L’avevo messa al corrente del mio problema e lei mi diceva che di sicuro l’avremmo superato insieme. Ma il giorno in cui…bè, glielo lascio immaginare, lei mi ha piantato lì e non l’ho più vista. Ecco, ora sa tutto”, concluse con un sospiro, come se si fosse liberato di un peso. Tu resti per un po’ ammutolita, colpita da quella confessione. Poi dici: ”Scusami se ti ho risposto male prima, ma non potevo immaginare…certo, ora capisco la gravità del problema. Però non ho capito ancora una cosa: tu hai detto che la ragazza di cui ti eri innamorato ti ha piantato lì: ma se lei avesse voluto, il rapporto sarebbe stato fisicamente possibile?” – E lui, arrossendo: “…Se avesse voluto, credo di si: i medici dicono che sarebbe possibile e che non comporterebbe danni. Ma parecchia sofferenza di sicuro sì. Il punto è che non c’è donna disposta ad accettare questa sofferenza e tantomeno piace a me l’idea che qualcuno debba soffrire per causa mia e per far felice me. Ne’ io ho idea di che grado di sofferenza si tratterebbe perché…non ho mai avuto modo di provarlo”. La conversazione comincia a farti sentire a disagio e ti penti di essere stata così curiosa. Dici: “Mi dispiace…mi dispiace davvero. Ora però si è fatto tardi e devo andare”.

Ti alzi di scatto, lo saluti brevemente e te ne vai, lasciandolo seduto al tavolino.” Interrompo il racconto e chiedo a Gabriella: “Setu non stessi con me ed incontrassi quest’uomo che ti confida il suo grande problema e la sua sofferenza, cosa proveresti per lui?” – “Una gran pena” – “E non vorresti aiutarlo?” – “In che modo?”. Io riprendo a raccontare non rispondendo direttamente alla domanda: “Tornando a casa ti accorgi di essere sconvolta: la confessione di quel ragazzo ti ha impressionata. Nei giorni seguenti non vai in palestra perché non ti va di incontrarlo. Ma, anche se provi insistentemente a non farlo, continui a pensare a lui. Poi comincia ha infiltrarsi nella tua mente un’idea che tu lotti per scacciare via ma che continua

ossessivamente a riaffacciarsi nella tua testa: “E’ una cosa pazzesca”, dici a te stessa. Ma più ti ostini a respingerla, più lei si fa insistente, sino a che, poco a poco, ti convinci che devi fare quella cosa assurda. Il giorno successivo, dopo aver trascorso una notte insonne nel tentativo inutile di convincere te stessa a ripensarci, vai in palestra ma non fai esercizi: entri decisa dove sai che lo troverai. Infatti è lì che sta sollevando pesi. Ti avvicini a lui a passo svelto e gli dici risoluta: “Ti aspetto al bar: ti devo parlare”. Giri sui tacchi e ti vai a sedere ad un tavolino del bar. Dopo poco lo vedi comparire e viene a sedersi vicino a te. Gli leggi nello sguardo lo stupore per quella tua inaspettata sortita. Ma tu non gli dai il tempo di fare domande e dici senza esitazioni: ”Senti, io voglio provare ad aiutarti. Sia chiaro che io non provo per te null’altro che amicizia. E come amica vorrei parlare del tuo problema, cercando di affrontarlo in maniera razionale.” E allora lui ti guarda e ti dice secco: ”Grazie, lei è gentile, ma non può fare nulla per me. Non mi serve il conforto o la compassione di nessuno: il mio è un problema concreto, reale. E non è parlandone con amici pieni di buona volontà e di compassione che si risolve” Si alza di scatto, offeso e tu, come aveva fatto lui la prima volta, lo blocchi afferrandolo per una mano e gli dici guardandolo fisso negli occhi: ”Appunto: ti sto concretamente offrendo la possibilità di avere un rapporto sessuale con me… se ti va”. Puntavo sul fatto che Gabriella gode intimamente nel sorprendere dandoti quello che pensi sarebbe impossibile ricevere da lei e si eccita nel suscitare eccitazione e infatti, mentre io inventavo quel racconto, aveva preso lentamente a toccarsi fra le gambe, segno che la mia narrazione cominciava a piacerle. Mi disse languida: ”Vai avanti, racconta…” Le dissi di aspettare un solo istante e presi, lì da dove l’avevo nascosto, l’enorme membro finto. Lei nel vederlo mi chiede stupita: “Dove hai preso quel coso?” Ed io: “In un sexi shop”. Mi misi tra le sue gambe divaricate e appoggiai la punta del pene di lattice all’ingresso della fica di lei strofinandogliela delicatamente contro. Lei disse: ”E’ inutile che ci provi, non c’entrerebbe neanche se io volessi farmelo mettere dentro. E’ troppo grosso…”. E io: “…Come quello dell’uomo di cui stiamo parlando…eravamo rimasti a tu che gli offri senza mezzi termini di stare con lui, e a lui che, a quella tua sconcertante dichiarazione, rimane immobilizzato, ti guarda in silenzio per un po’, poi dice balbettando: ”Lei…tu faresti questo per me?”- Tu gli rispondi: ”Non ci sarebbero implicazioni sentimentali di nessun tipo: solo ed unicamente un rapporto sessuale. Si tratterebbe di…diciamo un favore che ti farei e non ti prometto niente: è solo un tentativo…sempre che tu provi per me una sufficiente attrazione fisica” Lo vedi deglutire un paio di volte prima che trovi il coraggio di risponderti: “Sei bellissima… incantevole, sono io che sono brutto…” E tu: “Non dire sciocchezze, non sei affatto brutto. Una donna, se lo decide, come io l’ho deciso in questo caso, può farlo passivamente, senza particolare coinvolgimento, che anzi in questo caso non ci deve essere e infatti da parte mia non ci sarà. Per un uomo invece è necessario un minimo di desiderio, lo sai”. E lui: “Non è certo questo il problema…il problema è invece che anche tu sul più bello mi scaccerai perché, e voglio che tu questo lo sappia prima, il dolore che ti procurerei sarebbe insopportabile.”-E tu, con fare disinvolto: ”Proverò a sopportarlo, fino a che sarà possibile. Del resto avrai capito certamente che alla mia età ho già avuto parecchie esperienze con uomini diversi, quindi

non sarà come per la tua ex ragazza: per me dovrebbe essere più facile. Però se ti dirò di smetterla, ti dovrai fermare all’istante”. E lui, evidentemente su di giri: ”Te lo giuro, grazie, grazie…tu non puoi sapere quanto sia importante…”. E tu: “Lo so benissimo: se non fossi convinta che si tratta una cosa importante, non sarei qui ora”.

Ciò che ti ha mosso all’inizio e che tutt’ora ti muove è la compassione che hai per lui, il tuo spirito missionario. Ma ora si aggiunge anche la tua spiccata propensione per l’avventura: sei incuriosita dalla pazzesca situazione che tu stessa hai creato e, anche se non lo ammetteresti neanche con te stessa, dall’idea di vedere se quel membro è davvero così grande come lui dice. In più lui è vergine, con una libidine addosso repressa per anni e tu non sei mai stata insieme ad un uomo con tutta quella voglia accumulata dentro. Sai bene che è rischioso, forse immorale ma l’idea di riuscire laddove molte altre donne si sono date alla fuga è una sfida che vuoi provare a vincere anche se sai che comunque andrà, di sicuro fisicamente soffrirai molto, specie se ti ostinerai ad andare sino in fondo o se lui non si fermasse qualora tu glielo chiedessi troppo tardi, quando la sua eccitazione sarà arrivata ad un tale punto da trasformarlo in una bestia infuriata. Ma l’idea di appagare col tuo corpo quella fame arretrata insaziabile ti emoziona e ti emoziona il pensiero di dispensare godimento a quell’uomo mite e così infelice: dopotutto sei stata a letto con uomini che lo meritavano molto meno.” – Interrompo un attimo per chiedere a Gabry: ”Ti piace?” e lei: ”Continua a raccontare…”. Tentai di spingerle molto piano e lentamente il pene finto dentro ma lei mi disse: ”No, non ora… continua a raccontare…” Ripresi il racconto: ”Allora vi date l’appuntamento una sera in un motel e entrate in una stanza e tu gli ricordi subito: ”Non ti aspettare partecipazione erotica o eccitazione da parte mia: il mio unico piacere consisterà, quando e se mai ci sarà, nel sapere di averti aiutato: ti devi accontentare, anche se so che così per te non è molto eccitante” E lui: ”Ti sbagli, ti assicuro che ti sbagli…solo che non so come cominciare”- E tu: ”Tu devi limitarti a fare solo quello che ti dirò io.” Leggi nei suoi occhi, con i quali ti sta già spogliando, la smania, la voglia di possederti, tanto da farti temere per un attimo che potrebbe saltarti addosso e stuprarti. Invece dice balbettando: ”Va bene, va tutto bene, farò solo quello che tu mi chiedi”. Comunque ti fossi presentata a lui, è chiaro che la sua eccitazione sarebbe stata in ogni caso fortissima, molto al di sopra di quella di qualsiasi altro uomo normale. Ma tu hai voluto mettere in gioco tutte le armi della seduzione e ti

sei preparata all’incontro per portare all’esasperazione quella già potente libidine: sei bellissima, con il trucco ben fatto e appena un po’ più pesante del solito. Sotto il suo sguardo, ti sollevi lentamente il maglione sotto il quale indossi un reggiseno di pizzo bianco attraverso il quale traspare l’ombra dei capezzoli inturgiditi. Poi ti slacci con lentezza studiata la gonna lunga che indossi e la fai scivolare sul pavimento. Sotto porti un paio di muntandine dello stesso colore e della stessa stoffa del reggiseno per cui, in trasparenza, è visibile il triangolo folto di peli neri e alcuni ciuffi provocanti sporgono fuori dall’interno delle cosce. La mutandina è molto aderente, tipo tanga e dietro una sottile striscia di stoffa separa i glutei. Indossi poi un reggicalze nero i cui due elastici, scorrendo lateralmente, vanno ad agganciarsi ad un paio di calze velate nere creando un eccitante contrasto di colore con la parte scoperta delle tue cosce bianche come il marmo. Ti distendi lentamente sul letto, socchiudi gli occhi e gli ordini: ”Sfilami le mutandine”:

lui ti si avvicina e comincia ad obbedirti e tu avverti dal tremore delle sue mani, tutta la sua eccitazione.” –“E poi?” mi fa Gabry che ha preso a muovere il suo dito sul clitoride più velocemente- “…E poi lui infila le sua mani tra l’elastico e la pelle dei tuoi fianchi e inizia a sfilarti piano, delicatamente le mutandine e te le toglie, rimanendo con lo sguardo incollato su di te, così splendida ed eccitante da far resuscitare i morti: ora indossi solo il reggiseno, il reggicalze e le calze nere e sai che ti sta guardando il folto cespuglio di peli neri che si staglia fra il biancore delle tue cosce e del tuo ventre. Lui balbetta, con voce tremante:”…sei meravigliosa…”. Tu lentamente apri un po’ le gambe in modo da favorire il suo sguardo. Poi gli dici: ”Adesso spogliati tu. Lui si toglie la camicia mettendo in mostra la sua possente muscolatura, poi si gira e ti da le spalle, come se si vergognasse. Si sfila i pantaloni e i boxer e tu noti che è un corpo, nel suo genere, davvero perfetto. Lui rimane così, di spalle e ti dice timido: “Mi vergogno e ho paura che tu vedendomi decida di rinunciare” Tu lo tranquillizzi: “Guarda che ne ho visti tanti di uomini nudi prima di te e ti assicuro che in confronto a loro non hai niente di cui vergognarti. E poi i patti erano che tu facessi quello che io ti dico: perciò girati”. Lui lentamente si volta e ai tuoi occhi appare qualcosa di davvero straordinario: un pene così grande da non sembrare vero. Lo avevi immaginato grande ma non così. Pensi con preoccupazione che forse sei andata troppo oltre con la tua generosità: quel coso ti sfonderà, ti farà un male cane e capisci ora perché tutte le donne si siano rifiutate di farsi prendere. Pensi anche che quell’uomo ha dentro di se un’eccitazione accumulata e mai appagata: si fermerà se glielo ordinerai o obbedendo invece ai suoi furiosi impulsi ti cavalcherà sino in fondo, spaccandoti letteralmente la fica? Però guardandolo pensi anche che è decisamente un bell’oggetto, tanto da sembrare una scultura marmorea, se non fosse per il colore roseo chiaro che stranamente contrasta col colore del resto della pelle del ragazzo decisamente più scura. E’ maestoso, gigante ed eretto come un granatiere sull’attenti. Liscio, levigato, lucido, con le nervature in rilievo di colore leggermente più scuro e disposte lungo il membro come se fossero state disegnate per dare al complesso dell’immagine ancora più forza e vigore. Così cominci a provare persino accenno di eccitazione che però reprimi immediatamente, nel rispetto delle regole che tu ti sei imposta per quello strano incontro”. Sospendo di raccontare per vedere le reazioni di Gabry. E lei dice: ”Dai, non ti fermare, vai avanti…mi piace…” E continuo: “Decidi di proseguire con pacata freddezza e perciò gli ordini perentoria: ”Avvicinati e prova ad appoggiarmelo piano, mi raccomando: ho detto piano e senza tentare di entrare sino a quando te lo dirò io”. Lui si avvicina tremante e tu divarichi un po’ le gambe e lui ci si inginocchia in mezzo, poi si piega su di te e, prendendoselo con una mano, lo appoggia fra i peli, in mezzo alle cosce, senza tentare di spingere. E’ evidentemente in visibilio ma resta così, sospeso sul tuo corpo, sorretto dalle sue muscolosissime braccia . L’enorme pene si è insinuato tra le tue gambe e la sua testa gigantesca si è appoggiata delicatamente all’esterno della tua fica. E allora ti accorgi con incredulità che mentre la punta del suo pene eretto ti sta sfiorando, immerso tra i tuoi peli, il corpo dell’uomo è distante da te, i suoi fianchi sono all’altezza appena delle tue ginocchia e questo ti da la misura di quanto sia grande quel membro e ti chiedi se sarà davvero possibile prenderlo tutto. Gli dici: ”Prova a spingere un poco… ma piano. E molto lentamente”- Lui esercita un po’ di pressione ma, attenendosi scrupolosamente ai tuoi ordini, quella spinta non sortisce alcun effetto se non quello che tu ti senti premere solo all’esterno: per penetrare ci vuole ben altro. Inoltre sai di tenere per la paura le gambe troppo chiuse e in quel modo non sarebbe possibile neanche un normalissimo rapporto” – Alle parole unisco i fatti ed esercito con il fallo finto una lieve pressione, ottenendo lo stesso effetto descritto nel racconto. E la reazione di Gabriella a quella pressione e alle mie parole, mi suggeriscono la continuazione: infatti sento un suo sospiro eccitato e vedo che con l’indice ed il pollice della mano si divarica un po’ la fica, aprendo di più le gambe e spingendosi in avanti col bacino mentre mormora: ”Spingimelo solo un po’ più dentro… e continua a raccontare”.

Spingo con la mano e vedo che solo la grossa punta fa un piccolo passo avanti introducendosi un poco dentro. Riprendo il racconto: ”Allora tu capisci che se vuoi tentare di andare avanti in quella impresa pazzesca, contrariamente a quanto avevi deciso all’inizio, è necessario un minimo di partecipazione attiva da parte tua e gli dici: ”Per favore, sollevati un momento.” Lui si tira subito su e rimane inginocchiato davanti a te ansimante dal desiderio, guardandoti spaventato perché teme che tu voglia respingerlo e rinunciare. Tu, osservando che ha due grandi occhi da cerbiatto, capisci il suo timore e vuoi tranquillizzarlo: “Non temere, non ci ho ripensato…dammi solo qualche istante”. E lui, con voce tremante: “Tutto…tutto quello che vuoi”.

Ti concentri sugli aspetti eccitanti di quella avventura: sai che hai letteralmente fatto impazzire di desiderio decine di uomini perfettamente normali, giocando con il loro desiderio di te come il gatto col topo e solo qualche volta ti sei concessa, quando vedevi quel desiderio così in ebollizione da diventare insopportabile, perché è questo che maggiormente ti eccita sessualmente. Se ci fosse stato l’amore sarebbe stato molto più bello e appagante, ma non l’hai mai incontrato e ci hai ormai rinunciato. Ora quell’uomo, che non ha mai avuto rapporti sessuali prima, è sopra di te, ti vede quasi completamente nuda, attendendo che tu mantenga la promessa di realizzare il più grande dei suoi sogni e ti desidera come nessuno mai prima d‘ora: è lì, ansimante, pieno di frenesia e di ardore. Guardi il suo corpo: sembra una statua che sprigiona forza e potenza, che contrastano con la tenerezza e la dolcezza che esprime il suo viso. E’ praticamente un estraneo ma qualcosa, al di là della compassione, ti ha spinto ha metterti fra le sue braccia. Avverti il suo desiderio irrefrenabile: è una sensazione quasi palpabile che fa scorrere su tutta la pelle del tuo corpo un piacevole brivido. Fai scorrere il tuo sguardo su di lui: un fascio di muscoli e di nervi tesi allo spasimo: basterebbe un tuo piccolo cenno e tutta quella potenza, quella tensione si scaricherebbero sul tuo corpo per riceverne il piacere così a lungo atteso. Senti che sta salendo anche in te il desiderio di regalargli a piene mani quel piacere. Avverti che i tuoi muscoli e i tuoi nervi si stanno rilassando. Lui si fa coraggio e ti dice con timidezza, quasi rantolando: “Mi fai solo vedere solo un po’ il seno?”. Questa richiesta fatta con candore disarmante fa ulteriormente crescere la tua eccitazione. Tu ti sollevi per slacciarti il reggiseno e te lo togli, senza pudori, offrendoti ora completamente nuda al suo sguardo da cerbiatto: non riesce a togliere gli occhi dai tuoi seni nudi, candidi e gonfi, dai tuoi capezzoli ora inturgiditi dal desiderio che senti aumentare nel sentire la tua stessa voce che gli dice dolcemente: “Se vuoi puoi accarezzarli”. Lui avvicine le sue mani e tu senti che appena entrano in lieve contatto con la bianca pelle dei tuoi seni, prendono a tremare: li sfiora con una carezza appena accennata. Tu gli dici, cominciando a sentire il tuo respiro più affannoso: “Senza farmi male, prendili con le mani…baciali”. Lui, sempre tremando e con il respiro affannoso, prende con ciascuna mano uno dei tuoi seni e te li stringe, poi si china verso di te e comincia a tempestarli di…casti baci dappertutto, come un bambino. Questo suscita in te un aumento vertiginoso della tua eccitazione: lui è sessualmente appunto un bambino col corpo di un uomo e un gigante fra le gambe: sbirci la in mezzo e resti affascinata dalla grandezza e dalla perfezione delle forme e senti che le tempie ti battono, ti senti sciogliere dentro. Ora sai di voler proseguire. E non più per il solo piacere suo ma anche per il tuo. Lui adesso ha preso un po’ di coraggio e te li sta mangiando i seni e, guidato dall’istinto, sta leccando ogni centimetro della loro pelle, te ne succhia con avidità crescente i capezzoli e a te piace da morire.

Tu gli dici con voce flebile di sollevarsi ancora un attimo. Lui a malincuore abbandona i tuoi seni e obbedisce. Tu sei uno di quei casi eccezionali di donna, che qualsiasi cosa dicano o facciano, non è mai volgare e gli dici: “Guardami qui, in mezzo alle