La frigida e il professore

La frigida e il professore

Io non sono mai stata una grande amante del sesso, forse, anzi sicuramente, anche a causa della rigida educazione che mi hanno impartito i miei genitori, ma c’è stata una volta che finalmente, sono riuscita ad essere me stessa e a godere appieno della mia femminilità. I miei genitori sono stati del tipo che fino ai 18 anni non sono potuta uscire di sera, ma non avevo un gran ché di libertà neanche al pomeriggio a dire la verità; mai una gita assieme ai miei compagni di scuola, mai una vacanza da sola con le amiche, niente di niente insomma, una vera suora. E poi, come spesso succede, appena compiuti i 18 anni ne ho combinate di tutti i colori, andando ad abitare lontano dai miei genitori ed arrivando addirittura a nausearmi del sesso per tutte le volte che l’ho fatto, per altro senza una gran soddisfazione. A 30 anni quindi mi ritrovo senza un compagno fisso, senza una relazione seria di cui poter raccontare e soprattutto con poca voglia di vivere nuove esperienze con l’altro sesso, viste le troppe delusioni. Però c’è stata quell’unica volta in cui davvero sono stata me stessa, un’unica volta che merita di essere raccontata dall’inizio alla fine. Non è poi successa molto tempo fa, visto che avevo circa 27 anni; ero andata a Milano per fare un colloquio di lavoro, io abito in provincia, ed era una giornata bruttissima, una di quelle che solo i milanesi possono conoscere. Nebbia fittissima che faceva sembrare tutto buio, tanto che si dovevano accendere le luci in casa già alle 2 del pomeriggio, pioggerellina insistente e fastidiosa e per finire un forte vento che non dava tregua. Dopo essere scesa dal trenino locale, siccome era ancora troppo presto per presentarmi al colloquio, mi sono intrattenuta un po’ a guardare le splendide vetrine del centro, anche se devo dire che non è stato facile riuscire a non farsi portare via l’ombrello dalle folate improvvise. Poi ho deciso di andare in un bar a farmi un cappuccino caldo e magari mangiare un cornetto, visto che ero uscita di casa senza mangiare quella mattina. Il bar dove sono entrata era affollatissimo, c’era solo un tavolino libero, al quale mi sono seduta, subito seguita dalla gentile cameriera che ha preso la mia ordinazione. Veloce nel prendere le ordinazioni, ma lentissima per il servizio al tavolo e per ingannare l’attesa mi sono messa a leggere il giornale del mattino, ma prima ho dato un’occhiata in giro per il locale. C’era gente di tutti i tipi: studenti che avevano bigiato la scuola, pensionati che giocavano a carte e impiegati che pranzavano svogliati. Uno in particolare catturò la mia attenzione: sembrava essere alto, almeno a giudicare dalla lunghezza delle gambe, che si vedevano sotto il tavolo, di corporatura atletica, capello leggermente troppo lungo e spettinato, biondo. Di più non vedevo perché stava mangiando, leggendo contemporaneamente il giornale, ma già così mi sembrava un tipo niente male e molto interessante. La mia colazione è finalmente arrivata e ormai non stavo più pensando all’impiegato biondo, impegnata com’ero a leggere il giornale, quando una voce roca interrompe la mia lettura e mi chiede se poteva sedersi al mio tavolo. Ho alzato il viso di scatto e l’impiegato biondo era già seduto al mio tavolo; devo dire che le mie previsioni erano anche state scarse in fatto a bellezza, visto che era uno degli uomini più belli che avessi mai visto. Anche la cameriera infatti, che proprio in quel momento, chissà poi perché, è arrivata per chiedermi se volessi qualcosa d’altro, lo guardava estasiata, non curandosi nemmeno di nascondere il suo interesse troppo palese. L’impiegato, che si chiamava Laurent, non era un impiegato, ma un professore di francese dell’università ed era capitato in questa zona della città molto lontana da quella che normalmente frequentava, perché la macchina lo aveva lasciato a piedi; e così mentre aspettava la riparazione dell’auto si era rifugiato in quel bar per mangiare qualcosa, ma quando mi aveva visto, qualcosa dentro di lui era scattato ed era per forza dovuto venire a conoscermi. La conversazione sarà durata una mezz’ora, dopo di che cominciavo ad essere davvero in orario, quindi faccio per alzarmi e pagare, quando lui si alza contemporaneamente e si offre di pagare e anche di accompagnarmi al colloquio, visto che la macchina sarebbe stata sicuramente pronta. Infatti era così, ma invece di andare al colloquio, mi sono ritrovata nel suo appartamento a scopare e a godere come non avevo mai fatto, ma andiamo con ordine. Durante il tragitto niente sembrava a portare ad un finale come quello, ma quando ci siamo fermati sotto casa sua e io ho visto che non era il luogo del mio appuntamento, senza neanche darmi il tempo di protestare, mi ha chiuso la bocca con la sua, mentre con la mano destra mi palpava un seno. Ho fatto un debolissimo tentativo di protesta, che lui deve aver invece interpretato diversamente, visto che mi ha baciato ancora più appassionatamente e ha continuato a palparmi il seno. Io ormai stavo eccitandomi moltissimo, ma non volevo darlo a vedere e faticavo a tenere ferme le mani, ma lui deve essersene accorto, perché ha preso la mia mano e se la è messa in grembo, facendomi sentire quanto era eccitato. Poi sinceramente non ricordo più niente e non so come ho fatto a ritrovarmi mezza nuda sul suo letto con la sua lingua che mi leccava dappertutto e le sue mani che non smettevano di tormentarmi i grossi capezzoli. Ero tutta un tremito di eccitazione, lui con la lingua ci sapeva davvero fare e frugava la mia passera cercando il punto per farmi godere. Io che pensavo di essere una frigida, sono venuta due volte quasi senza interruzione, con lui che continuava a leccare instancabile. Poi mi dice di spogliarmi del tutto e io l’ho accontentato rimanendo seduta sul letto, aspettandomi che lui facesse altrettanto, ma lui voleva solo guardarmi mentre si masturbava e mi invitò a fare altrettanto. Era la prima volta che facevo una cosa del genere davanti ad un uomo, ma non ho provato vergogna, con lui ogni cosa sembrava spontanea e naturale. Ho cominciato inumidendomi le dita, per poi passarle sui capezzoli e andare giù a toccarmi la figa ancora fradicia delle godute precedenti; cominciavo a prenderci gusto e soprattutto mi piaceva guardare il suo cazzo che si masturbava davanti a me. Quando sono stata sul punto di venire lui mi ha penetrata molto profondamente, facendomi quasi male ed ha continuato fino a quando non mi ha fatto godere altre due volte, prima di venire. Poi ci siamo rivestiti, mi ha accompagnato alla stazione e ci siamo salutati. Valeva la pena perdere un colloquio di lavoro a Milano? Si, per un’esperienza così, si.