Sesso in ufficio

Sesso in ufficio

Una delle mie fantasie più nascoste è sempre stata quella di fare sesso in ufficio. Capisco che forse non sia proprio originale, soprattutto in questo periodo, visto che sembra che gli italiani ultimamente per le scappatelle prediligano proprio questo luogo, ma per me è sempre appunto stata una fantasia. Questo almeno fino ad una settimana fa, quando ho preso il coraggio a due mani e mi sono fatto avanti con la mia segretaria, un pezzo di gnocca da paura, ma che forse proprio perché la consideravo inarrivabile e che quindi trattavo con sufficienza, non mi aveva mai fatto capire che ci sarebbe stata. Dunque partiamo dall’inizio. Io sono il “capo” di un ufficio di marketing e nel mio ufficio ci sono sempre come minimo 7 o 8 dipendenti, capirete anche da voi che non è facilissimo poi poter mettere in atto la mia fantasia. Oltre a me e alla mia segretaria, ci sono infatti tre miei collaboratori e tre ragazze praticanti, che vengono spesso cambiate con l’arrivo e il superamento dell’esame di stato. Sono sposato e ho anche due bellissimi bambini, uno di 5 anni e uno di 9; amo mia moglie, non fraintendetemi, ma ho sempre avuto il chiodo fisso delle segretarie. Fino alla settimana scorsa, tuttavia, non avevo ancora mai tradito mia moglie e probabilmente non succederà mai più, visto che la mia fantasia è stata pienamente soddisfatta, ma chi può dirlo? La scorsa settimana e precisamente venerdì pomeriggio, era stata una giornata come tante altre senza troppo lavoro e senza troppe discussioni tra i miei impiegati; purtroppo ci sono anche dei giorni che l’ufficio diventa invivibile per i troppi pettegolezzi e per qualche discussione di troppo. Ma la giornata di venerdì era trascorsa liscia come l’olio fino a pomeriggio inoltrato e mancavano ancora solo due ore per staccare e tornare a casa. Uno dei miei tre collaboratori sapevo sarebbe uscito prima, perché aveva cose urgenti da sbrigare, una delle stagiste era a casa con l’influenza, un’altra l’avevo mandata in missione fuori città, quindi eravamo solo io, la mia segretaria e altre tre persone. L’idea era cominciata a brillare come una lampadina dentro il mio cervello già fin dalla mattina, quando avevo visto la mia segretaria, Roberta, arrivare in ufficio; di solito evita di usare un abbigliamento sconveniente o provocante, ma chissà perché quella mattina aveva optato per un tailleur con gonna attillatissima, non corta, appena sotto il ginocchio, ma che le sottolineava un lato B da infarto, la camicetta bianca non troppo larga e semi trasparente, avevo già intravisto lo scuro dell’aureola di un capezzolo e il mio cazzo aveva avuto un sussulto e una giacchetta anch’essa molto attillata. Completava il quadro una cascata di capelli biondi, cosa alquanto strana, perché Roberta di solito in ufficio viene sempre o con la coda o con la treccia. Quella sera probabilmente aveva in programma qualcosa dopo l’orario di lavoro e non prevedeva di fare rientro a casa per cambiarsi. Insomma venerdì la mia segretaria era veramente arrapante e neppure un morto avrebbe potuto resisterle. Vedevo infatti le occhiate da pesce lesso che le gettavano di tanto in tanto i miei collaboratori, ma lei non sembrava invece notarle e lavorava come se fosse un giorno normale. Quindi dalla mattina ho incominciato a pensare a come fare per sbarazzarmi di quelle persone che sarebbero rimaste fino alle 18,00. Ma alle 16,00 non avevo ancora escogitato niente e ormai il tempo cominciava a scarseggiare, così ho provato a gettare l’idea che siccome eravamo vicini alle ferie e con il caldo sempre più insopportabile, avrei dato a tutti due ore di permesso pagate. I miei collaboratori hanno colto subito la palla al balzo e anche la stagista è stata felicissima; naturalmente ho poi detto invece a Roberta che di lei avrei avuto bisogno per redigere alcune lettere da mandare per raccomandata il giorno dopo. Alle 16,30 erano già tutti usciti e io mi stavo già pregustando il sesso di cui avrei goduto in seguito quando Roberta fa capolino nel mio ufficio; ho notato subito che si era slacciata un bottone della camicetta e questo mi fece andare il sangue alla testa. Era evidente che era imbarazzata, forse aveva capito il motivo del mio gesto e sapete quale è stato il suo gesto, dopo che si è avvicinata a me? Quello di inginocchiarsi, di slacciarmi i pantaloni e succhiarmi l’uccello! La mia fantasia si era finalmente realizzata! La troietta si è messa comoda sotto la scrivania e mi ha preso delicatamente il cazzo tra le labbra facendomele dapprima solo sentire leggermente poi passando la sua lingua vogliosa sulla mia grossa cappella. Le ho afferrato d’istinto le tette piene, mentre il mio cazzo penetrava la sua bocca e gliele ho strizzate dolcemente strappandole un gemito di piacere, poi le ho tolto camicetta e reggiseno per toccarla meglio. La sua lingua mi stava facendo impazzire, era davvero molto brava con la bocca e andava dappertutto, alternando succhiate voraci a leccate da cono gelato. Ad un certo punto ho dovuto fermarla, per non venirle in bocca, l’ho messa a gambe aperte sulle mie ginocchia e l’ho baciata appassionatamente mentre con la mano cercavo, ma non era facile visto la gonna stretta, di arrivare alla sua fighetta che mi immaginavo essere già tutta bagnata. Con grande meraviglia ho scoperto la presenza di un conturbante reggicalze, ma soprattutto l’assenza delle mutandine; la sua figa era calda, umida e già pronta all’uso, mentre le nostre lingue danzavano, la mia mano la frugava sempre più a fondo, penetrandola anche con due dita. Lei era tutto un gemito e spingeva il suo corpo contro la mia mano, si strofinava come una gatta in calore. In un attimo ho liberato con la mano libera la scrivania e l’ho fatta sdraiare a gambe aperte penetrandola con potenza per farle sentire a fondo tutto il mio cazzo. La pompavo senza sosta, guardandola in faccia e tenendola per le tette e la prima durò poco, ero troppo eccitato. Sono venuto sulle sue tette che poi lei ha provveduto a ripulire, ma il mio cazzo non era ancora pago e lei era venuta solo due volte, quindi l’ho girata e l’ho presa alla pecorina in piedi. Roberta cercava di non urlare, ma si sentiva che faceva fatica a trattenersi, così per farla sfogare apertamente, l’ho lasciata un istante e ho chiuso tutte le finestre dell’ufficio, anche per fermarmi un attimo, altrimenti sarei venuto un’altra volta. Quando sono tornato nel mio ufficio lei si stava masturbando freneticamente il grosso clitoride, allora io mi sono avvicinato per leccarle tutta la figa ormai ultra bagnata. Finalmente lei non si tratteneva più e urlava come una matta sotto i colpi della mia lingua. Non so quante volte sia venuta, ma di certo più di quattro. Dopo averla slinguata per 10 minuti l’ho rimessa alla pecorina e con 4 o 5 colpi violenti sono venuto. Secondo l’orologio erano passate le 18,00, il tempo era davvero volato. Sapete l’ironia della situazione? Dopo neanche una settimana dal fatto, Roberta ha dato le dimissioni; forse è stato meglio così, ma non ho mai saputo perché l’abbia fatto. Che abbia goduto ne sono certo, quindi non è stata colpa della mia prestazione. Mah, valle a capire le donne.