In Terrazza

La terrazza è incandescente, il frinire delle cicale assordante, più d’una a sottolineare la calura di quest’estate, l’umidità nell’aria è visibile, da lontano una fitta foschia confonde l’orizzonte.

La piscinetta di gomma gialla e blu, riempita d’acqua per rinfrescare e divertire i bambini, mi rimanda il riverbero accecante del sole, i miei occhi azzurri mal sopportano la luce troppo forte.

C’è calmo d’aria, come quando in mare sulle imbarcazioni la bonaccia non muove vela, le tele restano afflosciate in attesa di una seppur lieve brezza marina, così sulla terrazza il respiro un po’ affannato, l’aria rovente attraversa le narici e brucia i polmoni, le immagini tremolanti e confuse ballano sotto lo sguardo, chiudo gli ho occhi, ho difficoltà a mettere a fuoco.

Sento caldo e sto sudando, dio! Che si fa per apparire!

Quest’anno, come da molti ormai, è di moda l’abbronzatura a tutti i costi, possibilmente integrale, è antiestetico il segno bianchiccio lasciato dai lacci del costume.

Sono qui distesa sull’asciugamano, in dosso solo un piccolo perizoma rosa che copre poco e non lascia spazio all’immaginazione, mi giro e mi rigiro, guardo l’orologio, dieci minuti per parte, prona e supina

Ogni tanto sposto l’elastico del triangolino, non vorrei che lasciasse il segno…” come se dovessi andare in giro a mostre il sedere!”, sorrido a questo pensiero eppure è successo, sono uscita da casa più volte, senza biancheria intima.

Dalla terrazza il rumore delle auto in lontananza che sfrecciano veloci sulla strada, voci di ragazzi che giocano in cortile, tendo l’orecchio verso le terrazze vicine potrebbe uscire qualcuno e vedermi, mi eccita l’idea sono un po’ timida un po’ spregiudicata, mi tolgo il perizoma sono stanca di spostare l’elastico, tengo però un asciugamano a portata di mano.” Non si sa mai!”

Sono qui” al sole a farmi un po’ scottar….” Come recita una canzone di Mina.

Continuo a sudare, le gocce scendono fra i seni e giù, fino riempire l’ombellico, una poi un’altra, sembrano dita che mi accarezzano scivolando sulla pelle.

Un refolo di vento, fa volteggiare il mucchietto di foglie secche della felce, posta nell’angolo, vicino al muricciolo della canna fumaria, segno che si sta alzando un po’ d’aria, eppure di solito nel pomeriggio la brezza del mare si fa sentire fin da noi, ma oggi fa particolarmente caldo ed il venticello tarda ad arrivare.

Sto prendendo confidenza con l’ambiente, la mia nudità è estremamente eccitante.

Il volto verso il sole, le gambe leggermente divaricate, la pelle calda, i seni molli come il burro e temperatura ambiente in una giornata d’estate.

Ecco di nuovo, un altro alito di vento, a muovere i peli scuri del pube e ad asciugare il sudore.

Sento d’improvviso il frusciare del vento tra le foglie dell’albero che intravedo alto oltre il muro del parapetto, le fronde ondeggiano libere e flessuose, un uccellino da sopra l’antenna tv mi spia, dal suo canto s’intuisce che gli piace ciò che vede, mi sento osservata e mi chiedo cosa pensa, forse piacerebbe anche a lui, accoccolarsi nel mio nido caldo ed accogliente.

Finalmente si è alzato il venticello pomeridiano che attenua seppur di poco questa calura estiva.

La lieve carezza del vento mi scivola addosso e mitiga il calore intenso della pelle un pò arrossata.

Le labbra piccole e grandi della vagina, infuocate per il sole e per la voglia, fremono sotto la carezza del vento.

Sento dei brividi, la pelle calda mi si accappona, non per un improbabile freddo improvviso, ma per una strana sensazione che sale da dentro un desiderio e un’eccitazione insoliti.

Una musica proveniente da uno stereo acceso ad indicare che qualcuno si è alzato.

Il cortile e il caseggiato cominciano ad animarsi, forse dovrei rientrare, ma non posso una dolce spossatezza, un tenero languore, un acceso desiderio m’invadono, alle immaginarie carezze del vento e delle gocce di sudore, ambisco sentire mani forti e labbra piene di passione.

D’improvviso la contrazione del muscolo pubococcigeo attanaglia la vagina in uno spasmo, allargo un altro po’ le gambe, un rivolo d’umore scende lungo le labbra, una mano carezzevole dal collo giù attraverso i seni, titillando i capezzoli arriva a solleticarmi il clitoride, ogni tanto intinge il dito nell’umore scivoloso del desiderio e torna a solleticarmi, un piacere immenso m’invade, vorrei che non finisse mai.

Che strana pazzia stare nuda al sole in un luogo dove è possibile si affacci qualcuno e mi veda, è questa possibilità che mi eccita ”il rischio è il mio mestiere” direbbe qualche temerario, il mio unico timore è di non trovare appagamento per questa folle bramosia.

Ad occhi chiusi sulla terrazza incandescente, godo delle sapienti carezze della mano sconosciuta, libera la fantasia mi porta volando nel mondo del piacere.

-Come conosce bene tutti i miei segreti! Come sa carezzarmi dolcemente solo sfiorandomi, o essere più decisa più veloce, un vorticare ora calmo ora frenetico intorno al piccolo centro del mio mondo-

Lentamente in alto sempre più in alto, il corpo scosso da brividi, il cervello senza più ragione, le membra in tensione…… mi perdo……

Intorno a me una porta si apre la vicina poggia a terra una cesta e si appresta a stendere la biancheria, è ignara del fatto che pochi metri più in la io sono stesa al suolo nuda, il rumore delle mollette cadute a terra mi rimbomba nelle orecchie e mi distrae. Poi torno al presente: quelle mani mi riportano al presente continuando la loro esplorazione, ora sono due, mi accarezzano i seni mi s’infilano in bocca ed io avida ne succhio le dita come se fossero i bastoncini del gelato quando finisce e se ne vorrebbe ancora.

Vorrei gridare ma cerco di trattenermi, non vorrei che mi sentisse? Penso questo in un lampo di lucidità.

-Ma in fondo che m’importa? è una sensazione stravolgente, potrei renderla partecipe, magari poi mi ringrazierà? Eppure non mi pare il tipo, all’apparenza è pudica ed anche un po’ stronza. Ci ripenso e….No! Decisamente mi tengo tutto per me! Sono un’ingorda.-

Mi sono persa e mi ritrovo, vado e vengo, il corpo e la mente persi in un fluttuare vorticoso verso la meta ambita, verso l’appagamento agognato. Il fiume lascivo tra le gambe, il contrarsi spasmodico della vagina, il movimento frenetico delle dita sul clitoride e poi …..eccomi………sono in paradiso.

Mi gira un po’ la testa, tento di respirare normalmente, lentamente riacquisto il controllo, mi guardo intorno: – dov’è il mio amante? Dove sono quelle mani fatate? Poggiate sul ventre, con le dita ancora umide ad accarezzare i peli del pube, una mano, l’altra sul seno, le guardo e le riconosco: -sono le mie!-

-Non posso crederci?-

Sulla terrazza incandescente nella calura dell’estate: ”Solo io e la mia fantasia”.